giovedì 30 luglio 2009

Uri Avneri" Il padrone è impazzito"


Nel corso di questa guerra, politici e generali hanno usato più volte l’espressione “Il padrone è impazzito”, una frase di solito urlata dai fruttivendoli al mercato per annunciare una svendita.liano: Nel giro di qualche settimana è diventata un dogma politico e militare: solo se li uccidiamo in misura sproporzionata – mille dei “loro” per dieci dei “nostri” – capiranno che con noi non si scherza. Gli abbiamo dato una lezione che resterà “impressa a fuoco nella loro coscienza” (altra espressione molto usata dagli israeliani nelle ultime settimane): d’ora in poi ci penseranno due volte prima di spararci addosso un altro razzo Qassam. La prima guerra del Libano è durata 18 anni e ha causato la morte di oltre 500 soldati israeliani. In seguito, gli strateghi della seconda guerra del Libano hanno deciso di evitare un conlitto così lungo e perdite così ingenti, e hanno inventato il principio del “padrone impazzito”: demolire interi quartieri, devastare intere aree, distruggere le infrastrutture. Nel 2006 in 33 giorni di guerra sono stati uccisi circa mille libanesi, per la maggior parte civili. Nella guerra di Gaza questo record è stato battuto già al diciassettesimo giorno.continua qui

Foto su Gaza : per non dimenticare




1 1 1vergognoso, vile e cortigiano il silenzio della stampa nostrana. Sono indignata dalla campagna dei "sepolcri imbiancati" contro le organizzazioni israeliane che denunciano quanto sta succedendo. Le stanno denigrando al fine di togliere loro il finanziamento UE

(altre foto e didascalie)

2 Foto molto dure sul massacro di Gaza Gaza Massacre, 27 Dec 2008


mercoledì 29 luglio 2009

Asher Susser : nuove costruzioni a Gerusalemme Est per privare gli Arabi della loro capitale

Sintesi personale
'Le inutili costruzioni a Gerusalemme Est, così come l'espansione degli insediamenti non sono progettate per garantire l'esistenza dello stato degli ebrei, ma piuttosto per privare gli arabi del loro stato in Cisgiordania e della loro loro capitale a Gerusalemme. : un sionismo aggressivo e del tutto indifferente ai diritti umani degli arabi
Agli occhi dei coloni, il termine "illegale" si applica solo agli Arabi, per i coloni 'gli insediamenti sono fonte di ispirazione divina e,conseguentemente, il contesto democratico non ha valore :Una gran parte dell'opinione pubblica israeliana ritiene intollerabile questo punto di vista, opinione condivisa degli Usa e dall'ebraismo americano. Se questa è una realtà perchè dobbiamo considerare come ingiusta la critica dei goyim?
Attraverso le loro azioni, i coloni non solo minano la legittimità in Cisgiordania , ma anche la legittimità internazionale ,l'esistenza stessa dello Stato di Israele .il concetto di Sionismo fondato sulla giustizia e sulla reciproca partizione. essi pongono la Terra di Israele al di sopra dello Stato di Israele. paradossalmente la loro ideologia non si differenza dal pensiero post sionista di un unico stato
It is patently apparent that, beyond the issue of basic justice, dividing the land is also in the clear interest of Zionism and anyone who wants to maintain the State of Israel as the state of the Jews. In the arrogance of their position, which tramples on the rights of others, the settlers are compromising the foundations of the justice of the Zionist enterprise, and acting against the State of Israel's existential interests. By making the Land of Israel the supreme value over and above the State of Israel, they are joining, in a bizarre way, their left-wing post-Zionist "brothers," who also propose a single state that will succeed the state of the Jews.

israele: "non torturare i sopravvissuti dell'Olocausto"

L’asfissiante burocrazia che accumula difficoltà su difficoltà ad una manciata di sopravvissuti dell’Olocausto, che, secondo una legge del 2007, hanno diritto ad una indennità, è sprofondata ad un livello di insensibilità da rasentare la perfidia. Da un rapporto di Orly Vilnai apparso su Haaretz di ieri risulta che lo stato faccia pressione sui sopravvissuti che hanno il diritto di beneficiare dell'indennità perché firmino un modulo che dia al Tesoro il diritto irrevocabile di accedere ai loro conti bancari, perfino di ritirare fondi. Se non firmano non riceveranno alcuna indennità.

Questo è un vergognoso sfruttare una piccola parte della popolazione che per 60 anni è vissuta con poco, senza domandare nulla per sé e alla fine è caduta in povertà.

Sembra che l’attuale governo cerchi di portare a termine ciò che aveva iniziato Ehud Olmert, che, per nulla entusiasta della nuova legge, aveva tentato di ignorare le gravissime ristrettezze nelle quali versavano i sopravvissuti, evitando di applicarla. Il governo di Benjamin Netanyahu sta dimostrando inoltre di non sapere come distinguere il grano dalla pula, il ricco dal povero, coloro che lo stato ha il dovere di controllare da coloro che lo stato ha l’obbligo di proteggere – o peggio ancora, di non avere alcun interesse a farlo.

Non stiamo parlando di un gruppo di persone consistente o di una spesa che rappresenti un carico gravoso per l’erario pubblico. Il numero di coloro che hanno diritto all’indennità, secondo la nuova legge, si aggira al massimo sulle 8.000 unità; sono persone che non sono in grado di essere autosufficienti e che non ricevono alcuna altra indennità.a maggior parte di questi non ricevono affatto l'indennità di cui sopra (perché non sono state individuate, oppure l'hanno rifiutata), così solo circa 3.000 anziani, ammalati e disabili, percepiscono un’indennità di 1000 NIS al mese [meno di 200 €. NdT]. È fuori questione che lo stato possa accedere ai loro conti bancari e non è ragionevole che li debba molestare con dichiarazioni scritte ufficiali, invece di impiegare l’assistenza di centinaia di volontari, di operatori sociali e di famigliari dei sopravvissuti, idonei a stabilire un rapporto con loro.

È incomprensibile che un governo che distribuisce centinaia di milioni di shekel del denaro pubblico per assicurare la stabilità della coalizione e garantire la sua attività di governo autorizzi che si oltraggi questa categoria di cittadini. E non proprio di cittadini qualsiasi, ma di coloro che sono di fatto le ultime candele rimaste della memoria della peggior sciagura mai capitata al popolo ebraico.

Il minimo che possa fare per loro il governo è di rendere loro possibile trascorrere una vita dignitosa e tranquilla con l’ausilio della magra indennità loro dovuta dall’amministrazione pubblica.

Testo inglese in http://www.haaretz.com/hasen/spages/1103399.html

allegati e video

:Israele e l'Uso politico della Shoah : i nuovi negazionisti?

Minori nelle carceri palestinesi




Oltre 500 palloncini rossi bianchi e neri, i colori della bandiera palestinese, hanno colorato il cielo di Ramallah per ricordare i minori palestinesi detenuti nelle carceri israeliane. L’iniziativa, organizzata dalle famiglie dei detenuti palestinesi, è stata coordinata dal centro al Manara che ha provveduto a scrivere su ogni palloncino il nome di un giovane palestinese incarcerato. Alla manifestazione hanno partecipato centinaia di familiari, madri, sorelle e genitori dei minorenni. Secondo le stime della sezione palestinese di Defence for Children International (Dci), organizzazione per la difesa dei diritti dei minori, sono 355 i minori palestinesi, tra cui alcuni poco più che
bambini, detenuti attualmente nelle carceri israeliane. Dall’inizio della “Seconda intifada”, nel Settembre del 2000, sono circa 7800 i minorenni arrestati dalle autorità israeliane e detenuti per vari periodi di tempo. Il numero ammonta a decine di migliaia se si considera l’intero periodo dall’occupazione del 1967 e costituisce il 3,6% del totale di detenuti politici palestinesi. “Il futuro di questi ragazzini è a rischio –scrive la Dci – ed è condizionato dalle torture e dai trattamenti degradanti subiti. (…) I piccoli sono soggetti ad abusi sistematici e a privazioni continue dei loro diritti di base, tra cui il diritto a ricevere cure mediche per le loro infermità”. [AdL][CO]
2 Condizioni dei minori nelle carceri israeliane
Sono 423 i minorenni palestinesi detenuti nelle carceri israeliane “in condizioni difficili, dal punto di vista fisico e psicologico”: lo denuncia un rapporto del Centro palestinese per la difesa dei detenuti, secondo cui “231 dei ragazzi incarcerati nelle prigioni israeliane ha subito un processo mentre 182 sono ancora in stato di detenzione preventiva. Di questi, 10 sono soggetti a detenzione amministrativa senza che venga formulata contro di loro alcuna accusa, senza processo, senza possibilità di difendersi, per un periodo di sei mesi che può essere prorogato a discrezione delle autorità militari. Il rapporto denuncia “le continue pressioni psicologiche e in alcuni casi molestie fisiche” che i giovani subiscono da parte delle guardie carcerarie - non esistendo allo stato attuale procedure differenziate per il trattamento dei minori, durante la cattura, negli interrogatori e nella detenzione - senza che nessuna autorità si preoccupi di sanzionare i comportamenti criminosi e lesivi dei diritti umani dei prigionieri. Secondo il documento, inoltre, “in una cella di quattro metri quadrati sono stipati in media otto o dieci minori palestinesi”.[AdL](Misna)
allegati

Libro: bambini palestinesi nelle carceri
Spari ed elettroshock sui bambini palestinesi

Video choc: il violento interrogatorio ad un 14enne palestinese
Israele si arricchisce con i bambini palestinesi arrestati di Emma Mancini
Amira Hass: le parole del soldato e i lanciatori di pietre

lunedì 27 luglio 2009

Palestina : velo imposto alle donne avvocato , solidarieta' dai colleghi italiani

L'Associazione Italiana Giovani Avvocati ha espresso solidarietà alle donne avvocato Palestinesi che esercitano la professione nella striscia di Gaza, alle quali il Governo di Hamas ha imposto l'ingresso in Tribunale per la tutela dei diritti dei loro assistiti solo se debitamente "velate".Il Presidente dell'AIGA, Giuseppe Sileci, ha ricordato che il principio universale della assoluta libertà dell'avvocato e della parità tra uomo e donna nell'esercizio della professione va tutelato contestando qualunque imposizione dei governi nazionali, anche se apparentemente afferente all'abbigliamento, e che solo la toga costituisce il simbolo universalmente riconosciuto per uomini e donne che si prodigano a difendere i diritti dei cittadini in tutto il mondo.L'AIGA, pertanto, invita tutte le associazioni forensi ad attivarsi, anche attraverso la sollecitazione del Ministero degli Esteri del Governo Italiano, affinché la protesta assuma il necessario livello internazionale a tutela della libertà e dignità della professione, ovunque.Palestina : velo imposto alle donne avvocato , solidarieta' dai ...

Gaza, stretta sui costumi: avvocatesse costrette ad indossare il velo

Le pattuglie ortodosse a Gerusalemme

Doron Rosenblum : le gioie del fanatismo . il fanatismo trasversale

Hamas: una realtà complessa

Espusione dei giornalisti israeliani, risposta della FNSi e alcune riflessioni personali sul concetto di "non in nostro nome"


Anche sulla specifica vicenda e delicatissima dell’esclusione del sindacato israeliano, la posizione della Ifj puo’ essere certo contestata, ma merita almeno di essere conosciuta nella sua completezza. In anni recenti, provvedimenti di espulsione per il mancato pagamento delle quote hanno riguardato i sindacati di Cile, Macedonia, Moldavia, Serbia, Corea, Kenya e Thailandia. L’uscita di Israele, naturalmente, non puo’ essere ridotta a burocratica lettura dei libri contabili. Consapevole della rilevanza della questione, la Ifj ha mandato due missioni nel paese negli ultimi tre anni, ha invitato il sindacato dei giornalisti israeliani a unirsi alla sezione europea della Federazione Internazionale, si e’ offerta di trovare sostegni per la conferenza dei colleghi israeliani alla fine di quest’anno, e i sindacati tedesco e inglese hanno proposto di cooperare. Un’attenzione della quale da’ testimonianza anche un recente intervento pubblico, nel quale la Federazione Internazionale “riafferma il suo impegno a difendere gli interessi dei giornalisti in Palestina e in Israele” dopo che la Federazione Nazionale dei Giornalisti Israeliani aveva espresso le sue critiche alla missione a GazaQuesti elementi bastano per dichiarare chiusa la vicenda? No, certamente no. E infatti la Fnsi sta agendo, come gia’ sapete, perche il provvedimento di espulsione possa essere superato. Pero’ questi elementi danno almeno la garanzia, a mio avviso, che la Federazione Internazionale non sia quel concentrato dei pregiudizi piu’ ignobili che emerge da qualche articolo. C’e’ da continuare a parlarne, e per questo contiamo di avere in Italia a settembre il Segretario, Aidan White, o il Presidente, Jim Boumelha. Sara’ anche l’occasione per un confronto aperto coi colleghi italiani che hanno contestato la decisione della Ifj. Questo l’impegno che prendiamo. Articolo completo qui

Commento:
1 permane cmq il silenzio sulla vicenda da parte degli organi ufficiali dello Stato israeliano. Solo da noi è esplosa la questione con tanta virulenza, sconfinando nella 'usuale e logora accusa di antisemitismo(, vedremo se quanto accaduto verrà utilizzato in funzione Eurabica, termine in voga presso aree ben definite,per zittire o svilire eventuali articoli non graditi sul conflitto israeliano palestinese o per rispolverare una lista di buoni o cattivi giornalisti in base all'adesione o no all'appello da parte di certi blog ). Visti i precedenti l'attenzione è d'obbligo

2 I giornalisti israeliani non hanno pagato la quota pur sapendo i termini del contratto. Se ritenevano di essere discriminati potevano farlo presente ,senza aspettare l'espulsione

3 una riflessione in casa israeliana e italiana sulla situazione della Stampa e la libertà di informazione sarebbe molto più utile e interessante, visto il pericolo incombente. La definizione d traditori a giornalisti come Amira hass e Gideon Levy o l'attacco virulento ad haaretz non parte certo dalla stampa italiana o europea..parliamoci chiaro. Estendiamo quindi il concetto di "non in nostro nome" a tutti i casi di condizionamento della libertà informativa

Israele arrestato Srur, testimone di un massacro.

Informazione palestinese

Ramallah
. Gli avvocati dell’attivista di Nil‘in Mohammad Srur hanno confermato oggi l’arresto del loro assistito da parte delle autorità israeliane presso il ponte Allenby, al confine tra Cisgiordania e Giordania.Secondo il portavoce di Srur, l’avvocato Lymor Goldstein, l’attivista avrebbe parlato della situazione a Nil‘in, e in particolare – aggiunge una fonte stampa – dell’uccisione di due giovani da parte delle forze israeliane durante una dimostrazione. Con lui ha testimoniato Jonathan Pollack, un attivista israeliano che partecipa regoalrmente alle proteste del venerdìSrur è quindi stato messo agli arresti lunedì mentre stava facendo ritorno in Cisgiordania attraverso il ponte Allenby. La testimonianza alle Nazioni Unite è stata rilasciata lo scorso 6 luglio.Membro del Comitato popolare di Nil‘in contro il Muro, l’attivista partecipa abitualmente alle manifestazioni contro le sottrazioni di terra palestinese. Insieme a Pollack, ha assistito all’esecuzione di due abitanti della cittadina, 'Arafat Rateb Khawaja e Mohammed Khawaja, avvenuta lo scorso 28 dicembre durante un corteo di solidarietà per Gaza“So bene che, quando passerò dai posti di blocco israeliani al ritorno dall’udienza, pagherò il prezzo di questa testimonianza”, aveva dichiarato Srur alla stampa mentre si trovava a Ginevra.
Giustizia by Israel, arrestato Srur, testimone di un mas...

Giorgio Canarutto :GAZA: DOPO UN INCONTRO IN COMUNITÀ CON ISRAEL DE BENEDETTI



Caro Israel,
Mi aspettavo che Gaza fosse l’argomento principale, ha sollevato questioni morali, che a mio avviso hai minimizzato. Mi interessa il tuo giudizio morale, molto di più di quello politico.Avrei dovuto/potuto dire/domandare ma sentivo contraria l’atmosfera della sala e non ce l’ho fatta.Consideri giusto l’attacco di Gaza, tutti quei morti? Dire: non poteva essere diverso data la densità della popolazione è già una risposta. Regole di ingaggio. Non avevo letto che fossero cambiate. Ma qualche giorno fa su Haaretz hanno fatto vedere delle magliette che venivano proposte ai soldati che uscivano dall’addestramento. Una ritraeva una donna musulmana (col foulard in testa) incinta e una scritta diceva: con un colpo nei fai fuori due. Ho letto che pattuglie hanno lasciato escrementi sui pavimenti, nei letti delle case che avevano occupato. Dopo Sabra e Chatila c’era stata un’inchiesta che aveva considerato Sharon responsabile, adesso il capo di stato maggiore la nega dicendo ’siamo l’esercito più morale del mondo’. Possiamo accontentarci?L’opinione egemone su Ha Keillah è che l’intervento era necessario visto il lancio di razzi. Ma chi ha rotto la tregua? Secondo me Israele, ha rifiutato ad Hamas di discutere di prolungarla; ad inizio di novembre ha compiuto attacchi “contro i tunnel” che hanno lasciato sei morti di Hamas. Durante la tregua con Hamas a Gaza ha continuato ad eliminare esponenti di Hamas in Cisgiordania. Non ha rispettato la sua parte dell’accordo in base al quale doveva aprire i valichi. Se concordi che è stato Israele ad aver rotto la tregua allora 1400 sono morti per un gioco politico: far fuori Hamas (e mettere al posto Dahlan), candidare Barak a ministro della difesa, dimostrare che non è possibile la pace con Hamas.I confini di Gaza rimangono chiusi. Per mancanza di energia elettrica non si riesce a far defluire le fogne. Non si riesce a depurare l’acqua per renderla potabile. C’è denutrizione, alta mortalità. Chi deve uscire per gravi condizioni di salute viene lasciato ad aspettare in ambulanza, ho letto di soldati che intanto giocano a carte.La pace e la convivenza da eguali è negata anche ai palestinesi della West Bank. Ai palestinesi dei territori spetta un quarto dell’acqua destinata ai coloni. Sono soggetti all’esproprio per far posto alle colonie e al muro, case palestinesi sono distrutte a Gerusalemme. Possono spostarsi su strade che sono normalmente sterrate ed essere fermati ore ai posti di blocco mentre gli israeliani hanno a disposizioni superstrade.Le ferrovie israeliane hanno licenziato i casellanti arabo israeliani per far posto ad ebrei stabilendo il nuovo requisito dell’aver fatto il servizio militare (da cui gli arabi israeliani sono esentati). Shulamit Aloni in un altro articolo su Haaretz ha scritto che Israele è diventata una etnocrazia. Nel 1970, scrive, è stato deciso che religione e nazionalità sono una sola cosa per cui gli ebrei sono registrati come ebrei e non come israeliani nel Pubblico Registro. Che farsi riconoscere come stato ebraico, come ha fatto una legge del ’92, confligge con la Dichiarazione di Indipendenza in cui è scritto che ’ lo Stato di Israele assicurerà completa uguaglianza di diritti sociali e politici a tutti i suoi abitanti, indifferentemente dalla religione, razza e sesso.Credo che sia necessario impegnarsi per difendere la democrazia in Israele e nei territori per israeliani, arabi israeliani e palestinesi perché l’ingiustizia sta avanzando e prendendo il sopravvento.
Ho paura di ulteriormente inimicarmi i rapporti ma ho un’urgenza di verità.



sabato 25 luglio 2009

mappa : come Israele può colpire l'Iran


La carta illustra un'ipotesi di attacco israeliana contro l'Iran. Sono indicate le possibili rotte degli attacchi aerei, la gittata dei missili Jericho III, e vengono rappresentati anche i principali obiettivi israeliani in territorio iraniano, come gli impianti per l'acqua e per la lavorazione dell'uranio.
Carta tratta dall'editoriale "Va' dove ti porta il cuore" diLimes 4/09 La rivolta d'Iran nella sfida Obama-Israele.

israele: Qalandia e la disumana realtà dei checkpoints



“Lo scopo del machsom è umiliare i palestinesi, rendere la loro vita impossibile nella speranza che, prima o poi, se ne vadano” sostiene Roni Hammermann, fondatrice di Machsom Watch, l'organizzazione di pacifiste israeliane che documenta e cerca di prevenire soprusi ai posti di controllo.Ma perché sostituire i militari a guardia dei checkpoint con dei contractor? Per risparmiare, era stato ipotizzato alla comparsa del fenomeno che si sta allargando a macchia d'olio. “Non è così - scuote la testa Hammermann -, i soldati costano meno. Questo cambiamento nasce dal tentativo dello Stato di lavarsi le mani per quello che succede ai posti di controllo. Anche se c'erano spesso scontri, in passato con i soldati si discuteva, si potevano tentare delle mediazioni. Oggi con le apparecchiature elettroniche e i contractor non è più possibile”.E per quale motivo il controllo della sicurezza in Israele dovrebbe cercare di diventare invisibile? si è chiesto Eyal Weizman nel suo “Architettura dell'occupazione. Spazio politico e controllo territoriale in Palestina e Israele” (Bruno Mondadori). Scrive Weizman: La Quarta convenzione di Ginevra del 1949 “stabilisce che la potenza occupante si assuma la responsabilità di gestire le istituzioni che regolano, in questo caso, la vita dei palestinesi sotto occupazione. Tuttavia con il pretesto dei costi della quotidiana amministrazione di tre milioni e mezzo di palestinesi e di quelli causati dalla violenta resistenza durante le due Intifada (dal 1987 al 1993 e dal 2000 a oggi), Israele ha cercato di giustificarsi e liberarsi dalle responsabilità, senza perdere il totale controllo della sicurezza”.Sono 52 i posti di blocco censiti e monitorati quotidianamente (due turni, mattina e pomeriggio) dalle 250 volontarie di Machsom Watch: dalla A di Anin, che divide l'omonimo villaggio cisgiordano dalla città arabo-israeliana di Umel-Fahm, alla Z di Zif, un semplice sbarramento che nel sud della Cisgiordania blocca la strada 356.
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allegati

I vertici del partito ortodosso ebreo Shas





israele-Usa
Commento: naturalmente questi rabbini appoggiavano i settler e, ci scommetto, demonizzavano i paalestinesi e Arafat per corruzione. la nemesi non ha volto in questa terra


I dirigenti del partito ortodosso Shas, una delle formazioni più influenti nella politica israeliana, seguono col fiato sospeso gli sviluppi della inchiesta lanciata dalla Fbi negli ambienti rabbinici del New Jersey, culminata ieri con decine di arresti. Malgrado l'imminenza del riposo sabbatico, la stampa locale ha dato ampio spazio alla vicenda. Nei siti web degli ebrei ortodossi c'è un'atmosfera di viva preoccupazione in quanto fra gli arrestati figurano persone molto note negli ambienti ortodossi, alcune delle quali hanno interessi in Israele. Il timore principale nel partito Shas è che la vicenda rischia di avere ripercussioni drammatiche sui finanziamenti delle istituzioni religiose sefardite (orientali) in Israele, tradizionalmente sostenute negli anni dalle comunità ebraiche di origine siriana, particolarmente attive a New York, Panama, Messico, Argentina e Brasile.

GLI ARRESTI ECCELLENTI. Fra quanti sono stati arrestati ieri dall'Fbi figurano tre persone chiave di quelle comunità: il 90enne rabbino Shaul Katzin (sospettato di riciclaggio, anche se in Israele si afferma che da tempo ha abbandonato ogni attività); il finanziare Edmund Nahum, noto anche come 'Nahum il Saggiò, e il rabbino Eliahu Ben Haim. Questi è indicato in Israele come uno stretto amico del rabbino Yaakov Yossef, figlio del fondatore di Shas Ovadia Yossef. La stampa locale precisa che il rabbino Yaakov Yossef è rientrato ieri dagli Stati Uniti: ma la data del volo, è stato precisato, era stata fissata per tempo e non è collegata alla ondata di arresti. Nei commenti della stampa ortodossa si afferma che per motivi di prestigio l'FBI ha gonfiato ad arte una operazione molto vistosa "unendo artificialmente tre inchieste che non sono collegate fra di loro": ossia il riciclaggio di fondi, il traffico di organi (che vede come protagonista il rabbino Levy Itzhak Ronsenbaum) e la corruzione di elementi politici statunitensi. Fra gli arrestati figurano anche membri di sette ebraiche ortodosse ashkenazite (di origine mitteleuropea), come i Belz e i Satmar. Ad accrescere la preoccupazione degli ambienti ortodossi in Israele vi è la minaccia che a quanti fossero trovati colpevoli siano comminate pene detentive fino a un massimo di 20 anni.