martedì 30 giugno 2009

Tariq Ramadan: «I musulmani devono fare autocritica»


Durante i Seminari di Istanbul di Resetdoc (30 Maggio - 4 giugno 2009) il noto intellettuale musulmano Tariq Ramadan ha risposto positivamente all’appello di Giuliano Amato in difesa delle donne che protestano contro la legge di famiglia afghana. Ramadan ha insistito sulla necessità per gli studiosi musulmani di essere capaci di autocritica. Egli stesso si dice critico nei confronti dell’interpretazione letterale della shar’ia: «Giuliano Amato ha ragione. Noi musulmani dobbiamo prendere apertamente posizione – dice in questa video-intervista esclusiva a Resetdoc – e io personalmente l’ho fatto in tutti gli ultimi vent’anni, sostenendo che non possiamo accettare l’implementazione dogmatica e letterale dell’Islam. Dobbiamo essere capaci di umiltà nel dialogo».

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Mondo arabo (58)

    lunedì 29 giugno 2009

    Uri Avnery Lacrime di coccodrillo


    Il nostro governo ha lavorato per anni per distruggere Fatah, per evitare di dover negoziare un accordo che porterebbe inevitabilmente al ritiro dai territori occupati e allo smantellamento delle colonie. Adesso che questo obiettivo sembra raggiunto, non hanno alcuna idea di come comportarsi con la vittoria di Hamas.Che cosa accade quando un milione e mezzo di esseri umani imprigionati in un piccolo e arido territorio, tagliati fuori dai propri compatrioti e da ogni contatto con il mondo esterno, sono affamati da un blocco economico e non possono nutrire le loro famiglie? continua qui

    Lacrime di coccodrillo

    Yitzhak Laor / Crocodile tears

    tag:Uri Avnery: articoli (40)

    Gideon Levy Cosa intendi dire quando dici "no"?

    In verità mentre in Israele ci si sta chiedendo se siamo uno stato di diritto, se al primo ministro sia stato fatto uno sconto per la sua casa a Cremieux Street, e se vogliamo avere una Corte Suprema dotata di maggiori poteri, dovremmo ricordarci che quanto sta accadendo nei territori è la reale vergogna che ci blocca.

    continua qui

    Cosa vuoi dire quando dici "no"?

    domenica 28 giugno 2009

    Mustafa Abu SwayCOSÌ PARLÒ NETANYAHU



    Netanyahu e destra israeliana

    In “Così parlò Zarathustra”, il falso profeta di Friedrich Nietzsche, come è noto, annunciò la “morte di Dio”. Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu nel suo discorso ha annunciato la morte delle speranze per la pace e per uno stato palestinese. Nessun diritto al ritorno per i profughi palestinesi. Nessuna Gerusalemme per i palestinesi. Nessun congelamento degli insediamenti. Nessuno spazio aereo sovrano. Per la verità, nessuna reale sovranità palestinese.

    E c’è di peggio. Secondo Netanyahu, i palestinesi non hanno radici storiche o diritti in Palestina. I palestinesi si sono semplicemente trovati lì. Per Netanyahu, la Cisgiordania è la terra biblica degli antenati del popolo ebraico, che risale ad Abramo, e non appartiene a nessun altro. Questa è stata la sua risposta alla richiesta del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama di congelare gli insediamenti. Tutti i governi israeliani hanno sostenuto i progetti espansionistici dei coloni. Distinguere gli insediamenti ebraici in Cisgiordania tra “legali” ed “illegali” non fa altro che confondere il mondo. Tutti gli insediamenti, senza eccezione, sono illegali secondo il diritto internazionalePerché il dialogo interreligioso dà rilievo al fatto che Abramo è il padre di tutti noi, se palestinesi cristiani e musulmani non sono riconosciuti come suoi figli in una condizione di parità? E’ forse perché la madre degli arabi, Agar, era una schiava? Si tratta di una questione vecchia 3.500 anni. Quando fa comodo, Abramo viene utilizzato come un pretesto, una sorta di “riparo” per evitare i problemi reali sul terreno. La storia della Palestina non è iniziata con Abramo. Persino nel Vecchio Testamento, quando Abramo arrivò in Terra Santa, i palestinesi erano già presenti in quel territorio. Quando Abramo dovette seppellire Sara, non poté vantare alcun diritto divino sul possesso della terra, ma pagò 400 shekel d’argento ai palestinesi.

    Sostenendo di condividere la visione di pace del presidente americano Barack Obama (il quale ha accolto con favore il discorso di Netanyahu considerandolo un passo importante), Netanyahu ha chiesto alla leadership palestinese di ritornare ai negoziati “senza precondizioni”, un eufemismo per respingere tutte le risoluzioni delle Nazioni Unite e i precedenti accordi, compresa la road map. Si tratta di un chiaro insuccesso per il lavoro del Quartetto, così come per l’iniziativa di pace araba. L’Autorità Palestinese, tuttavia, non sta facendo altro che riciclare lo slogan “non esiste un partner per la pace”, rilanciando la palla ai leader israeliani.

    Netanyahu ha anche promosso la sua nozione di “pace economica”. Egli non vuole solamente che gli arabi riconoscano Israele come stato ebraico, ma anche che investano economicamente in Israele. Vuole la piena normalizzazione delle relazioni senza offrire nulla in cambio. Ha parlato di turismo menzionando i siti religiosi cristiani, ma senza citare quelli musulmani. Ha parlato dell’utilizzo dell’energia solare e della costruzione di gasdotti per l’Africa e l’Europa, come se tutte le strade portassero a Tel Aviv. Non vi è alcuna menzione di un’eventuale fine dell’occupazione israeliana nel Golan siriano, ma egli è disposto ad andare a Damasco. Quest’uomo non può essere serio.

    Netanyahu ha presentato l’immagine di una società israeliana pacifica. La radice del problema, ha sostenuto, risiede nel rifiuto arabo del diritto degli ebrei ad una patria nella loro terra storica. Ovviamente, nulla e’ stato detto rispetto alla natura coloniale del progetto sionista e alla miseria che esso ha arrecato al popolo palestinese, e ad altri, per più di 60 anniTutti i problemi, secondo Netanyahu, provengono dall’esterno. Questo include i suoi proclami sulla minaccia nucleare iraniana. Se Netanyahu veramente condividesse la visione del Presidente Obama, allora dovrebbe parlare di un mondo senza armi nucleari, e sbarazzarsi dell’arsenale nucleare israeliano. E’ esattamente l’opposto di quanto richiesto da Netanyahu: il suo invito a “forti garanzie di sicurezza” è un eufemismo per far riferimento all’energia nucleare.

    Il suo discorso al Begin-Sadat Center della Bar Ilan University ha rappresentato un ulteriore ironico colpo di scena. L’accordo tra Israele e l’Egitto si basava sul ritiro dal territorio egiziano occupato nel 1967. La stessa logica dovrebbe applicarsi al Golan siriano, alle fattorie di Shebaa in Libano, alla Striscia di Gaza e alla Cisgiordania, Gerusalemme Est compresa. Invece di paragonarsi a Theodor Herzl, come se egli stesse pronunciando un discorso storico, Netanyahu avrebbe dovuto paragonarsi a Menachem Begin, che aveva ben compreso la formula “terra in cambio di pace”.

    Le richieste di Netanyahu sono impossibili. Esse possono essere condivise solo dalla sua coalizione di destra. Se egli non cambia la sua posizione – cosa di per sé improbabile – il mondo dovrà aspettare fino al prossimo governo israeliano prima che le speranze di pace possano essere riaccese.

    Il prof. Mustafa Abu Sway insegna all’Università di Gerusalemme

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    sabato 27 giugno 2009

    Gideon Levy: Le menzogne di Tamir e quelle dell'IDF

    Sintesi personale

    Potrebbe essere utile ricordare chi è Tamir. Quando era comandante della brigata di fanteria Golani - le sue truppe bombardarono il mercato a Jenin (2002), uccidendo bambini, tra questi due piccoli fratelli - nel 2006 guidò l'operazione Autunno dove furono uccisi circa 80 palestinesi Né dobbiamo dimenticare il famoso bombardamento a Gaza di Beit Hanun Egli è stato retrocesso per aver falsificato un modulo ed evitare che si sapesse che suo figlio minorenne aveva guidato un veicolo militare provocando un incidente E dal 1948 che noi mentiamo. Tutto è iniziato da allora- Con i massacri nascosti dal mito e dai boschi piantati dal Fondo nazionale ebraico per coprire le macerie dei villaggi palestinesi Ma non c'è bisogno di revocare episodi avvenuti tanti anni fa, basta ricordarne altri più recenti 1)Qualche giorno fa i soldati hanno sequestrato sei ragazzi palestinesi per 14 ore umiliandoli e picchiandoli. Non esiste alcun capo di accusa contro di loro. L'IDF per giustificare questi abusi ha dichiarato: " Due Molotov sono stati lanciati contro l'IDF,...6 palestinesi erano nelle vicinanze e sono stati arrestati con la forza" Si pone la solita domanda: se erano colpevoli, perchè sono stati rilasciati? se erano innocenti perchè sono stati arrestati? 2)Nel mese di marzo, un cecchino dell' IDF ha sparato un proiettile nella testa di Mahdi Abu Ayash, di 16 anni ,di fronte a suo padre. Il tiratore ha utilizzato un fucile calibro 0,22 Rüger, vietato per disperdere manifestazioni. Che cosa ha riferito il portavoce militare ? "Durante l un'operazione dell'esercito nel villaggio di Beit Omar, sono avvenuti disordini .L'IDF ha usato la forza per disperdere la folla" Bingo 3)Nel gennaio 2008 Kifah Sider, è stata fermata in un checkpoint per 20 minuti mentre si recava in ospedale per partorire , alla fine ha dovuto sdraiarsi sulla strada e far nascere suo figlio così . Era gennaio e c'era molto freddo Questa è la versione del marito. Questa la versione dell'esercito: Non c'è stato nessun impedimento e l'IDF ha aiutato la donna in ogni modo "Ma perché dobbiamo pensare che il marito abbia mentito ? 4) Fauziyah al-Darek, una donna anziana ha un grave attacco di cuore , il marito si affretta a portarla all'ospedale con una macchina. Al checkpoint. I soldati non gli consentono di passare- "Non importa se tua moglie muore." Ora è vedovo. La versione ufficiale recita: "L'IDF non ostacola il passaggio delle ambulanze, anche se vi è un operazione, di controllo in corso".
    Settimana dopo settimana, le storie pubblicate in questa rubrica sono accompagnate da una risposta da parte della IDF, e quasi ogni settimana, la risposta è una menzogna. Centinaia di omicidi a sangue freddo sono stati effettuati sotto la copertura delle "regole di ingaggio", comprese le uccisioni di civili inermi e innocenti sotto il falso pretesto di "pericolo mortale" per i soldati. Centinaia di altri casi sono insabbiate di fatto sotto la dicitura "indagini di polizia" come il caso di Temeizi ucciso durante l'operazione "piombo Fuso" mentre lavorava nel suo oliveto E' reale che 4800 palestinesi siano stati uccisi dall'IDF di questi 950 erano bambini Quanti casi sono stati esaminati dall'IDF? 30,. Quanti militari condannati? 5 Quanti condannati ad una pena significativa? Uno. Un militare su 4800 palestinesi uccisi. Non c'è nulla da aggiungere
    Israele ha appena impedito alla commissione d'inchiesta dell'ONU ,guidata dal giudice Richard Goldstone, un sudafricano e un Ebreo sionista, l'ingresso nel paese al fine di indagare su quanto è accaduto a Gaza durante l'ultima guerra - come se fossimo la Corea del Nord o Myanmar. , Che cosa c'è da nascondere? le terribili flechette shell,, il fosforo bianco, il bombardamento delle scuole, i bombardamenti dei quartieri residenziali ,l'annientamento di intere famiglie, sono state nascoste dalle menzogne o dalle mezze verità dell' L'IDF. Anche definire tale brutale attacco su un inerme, popolazione, una "guerra", è una menzogna.


    iB'tselem: nei Territori i soprusi israeliani continuano

    1Sia in Cisgiordania che nella Striscia di Gaza, Israele non esita a far ricorso in maniera «endemica», nei confronti dei palestinesi, a «discriminazioni, impunità e manipolazioni delle questioni relative alla sicurezza». L'accusa è contenuta nell'ultimo rapporto annuale sui diritti umani di B'Tselem, il Centro di informazione israeliano per i diritti umani nei Territori occupati. Venti pagine divise in tre sezioni - responsabilità, sicurezza ed uguaglianza - ricche di dati e storie che delineano un contesto di abusi e prevaricazioni messe in atto da Israele e dalle sue forze di sicurezza ai danni di tre milioni di palestinesi. Il tutto «giustificato» da politiche governative che sfruttano la paura per «creare un pericoloso assegno in bianco per le forze di sicurezza». «Israele - si legge nel rapporto - deve proteggere i suoi cittadini, ma non deve usare la sicurezza come una parola magica con la quale giustificare ogni violazione dei diritti umani».Gli unici miglioramenti rispetto al 2007 riguardano la diminuzione delle vittime in Cisgiordania, la riduzione delle «detenzioni amministrative» (quelle decise senza incriminazione formale, passate da 813 a 546) e il cessate il fuoco di sei mesi nella Striscia di Gaza e nel Sud di Israele. Per tutti gli altri aspetti, secondo B'Tselem, «la situazione rimane difficile se non addirittura in peggioramento». Ad esempio il numero dei morti nella Striscia di Gaza, cresciuto drammaticamente (dai 300 decessi del 2007 si sono raggiunti i 413 del 2008, e tra le vittime ben 158 erano civili). Viceversa gli israeliani deceduti a causa degli oltre duemila razzi lanciati dalla Striscia di Gaza sono stati cinque, e 462 i feriti.Nella Cisgiordania si registra un incremento delle violenze da parte dei coloni, nonché una netta espansione degli insediamenti israeliani. In aumento anche il numero dei minorenni palestinesi uccisi (20 per cento sul totale delle vittime). B'Tselem fa poi notare che tra il 2000 e il 2008 sono stati 2.200 i civili uccisi dalle forze israeliane nei Territori occupati, ma sono solo 287 le inchieste che in questi anni sono state aperte. Inchieste che sempre meno spesso si concludono con qualche forma di risarcimento. Per Israele, inoltre, nei Territori è in corso un «conflitto armato», definizione spesso «utile» a evitare l'individuazione di eventuali colpe e responsabilità.Ampio spazio è dato poi nel rapporto agli effetti deleteri per la popolazione palestinese causati dal blocco della Striscia di Gaza e dalla costruzione della barriera di separazione: entrambi stanno provocando gravi sofferenze ai civili. Nella Striscia di Gaza, inoltre, la disoccupazione ha ormai toccato il 50 per cento, e il 79 per cento delle famiglie vive sotto la soglia di povertà. Senza contare la penuria di elettricità e acqua potabile (sono 228 mila le persone che non vi hanno accesso in Cisgiordania), con gravi conseguenze anche sulla salute. A tutto questo si aggiungano le restrizioni nei movimenti, con l'installazione di decine di check-point (18 nella sola Hebron), e il divieto assoluto di transito per i palestinesi lungo 137 chilometri di strade.
    B'tselem: nei Territori i soprusi israeliani continuano :: www ...
    Lawbreakers in the Supreme Court
    allegati
    Esercito israeliano tra casta militare, brutalità, destra religiosa,inchieste

    2 Anshel Pfeffer : aumentate le indagini sui militari che hanno danneggiato civili palestinesi :le indagini nei confronti di militari che hanno compiuto abusi contro i civili palestinesi, sono notevolmente aumentate in questi due anni Secondo le statistiche IDF, 15 nuove inchieste sono state aperte dall'inizio del 2009, (periodo dell'offensiva di gaza)


    giovedì 25 giugno 2009

    MONSIGNOR TWAL: GAZA VITTIMA DI UNA CRISI SENZA FINE




    KÖNIGSTEIN, giovedì, 25 giugno 2009 (ZENIT.org).- Il Patriarca latino di Gerusalemme ha attaccato con decisione il Governo israeliano per l'embargo che impone a beni di prima necessità necessari per la ricostruzione di Gaza e ha esortato ad “abbattere i muri dell'odio” per poter riprendere a vivere.Sua Beatitudine Fouad Twal ha lamentato il fatto che decine di migliaia di persone la cui casa è stata distrutta nelle violenze dei mesi scorsi non possano ricostruire le proprie abitazioni.Il presule ha citato statistiche di rapporti israeliani che mostrano come durante il conflitto di Gaza, durato 22 giorni, siano stati distrutti circa 22.000 edifici, per un danno totale stimato in 1,3 miliardi di euro.“Finora le autorità israeliane non hanno permesso ai materiali da costruzione di entrare a Gaza, e per questo è inutile parlare di ricostruzione”, ha affermato come riporta un comunicato inviato da ACS a ZENIT.“L'impatto che questo ha sulla gente è terribile. Le persone sono così stanche... vogliono solo vivere in pace. Al di là di tutta la frustrazione che provano, non hanno fiducia in nessuno”.A risentire della situazione sono soprattutto i giovani. Delle 1.300 persone morte a Gaza, un terzo erano bambini. Molti ragazzi hanno un disperato bisogno di sostegno per riprendersi dal trauma, ma ottenerlo è molto difficile continua quiMonsignor Twal: Gaza vittima di una crisi senza fine

    Benedetto XVI chiede di ricostruire Gaza

    Le ceneri di Gaza sulla destra israeliana?





    Espansione delle colonie tra violenza e illegalità




    Appena quattro anni fa il ministero della difesa israeliano ha deciso di fare una cosa apparentemente elementare: creare un database completo degli insediamenti nei Territori occupati. Il progetto è stato affidato a Baruch Spiegel, generale di brigata della riserva e aiutante di campo dell’allora ministro della difesa Shaul Mofaz. Per più di due anni Spiegel e i suoi collaboratori (che hanno sottoscritto un impegno alla riservatezza) hanno raccolto dati in modo sistematico, soprattutto dall’Amministrazione civile, l’autorità israeliana che gestisce i permessi di costruzione in Cisgiordania.
    continua qui
    Allegati:
    Reazioni Internazionali

    Haaretz: truffe per comperare terre palestinesi
    Novembre 2009

    Sì alla pace ,no al sionismo coloniale

    mercoledì 24 giugno 2009

    Nel 1979 il Mossad rifiuto' di uccidere Khomeini


    TEL AVIV - Nel febbraio 1979, nei giorni tumultuosi della rivoluzione iraniana, il Mossad (servizio di spionaggio israeliano) respinse una richiesta del premier iraniano Shapur Bakhtiar "di fare qualcosa" con l'ayatollah Khomeini, ossia di attentare alla sua vita. Lo rivela in un'intervista al quotidiano Maariv, Eliezer Zafrir, l'ex responsabile delle attività del Mossad a TeheranKhomeini era rientrato da un lungo esilio a Parigi all'inizio del febbraio 1979 ed era stato subito accolto da manifestazioni oceaniche di sostegno. Il 7 febbraio Bakhtiar convocò Zafrir e gli chiese se il Mossad potesse "fare qualcosa" riguardo a Khomeini. "I dirigenti iraniani avevano paura, volevano che qualcuno togliesse per loro le castagne dal fuoco", aggiunge Zafrir. Ma la risposta del capo del Mossad Yossef Harmelin fu totalmente negativaSecondo Zafrir non era allora immaginabile che Khomeini avrebbe gettato le basi di una repubblica islamica di carattere totalitario. "Oggi provo rimorso, credo davvero che avremmo dovuto comportarci diversamente. Ma anche se avessimo fatto quanto richiestoci - nota - non è certo che la rivoluzione sarebbe stata bloccata"Nel 1979 il Mossad rifiuto' di uccidere Khomeini

    lunedì 22 giugno 2009

    Donna israeliana negato i benefici sociali per aver visitato il marito palestinese

    lei è di Lod , ha 4 figli ed è in attesa di un altro bambino: la sua unica colpa? aver visitato il marito palestinese. Questo è bastato all'Ufficio Nazionale dell'Assicurazione per toglierle tutti i benefici sociali (compresi gli assegni familiari ,l'assicurazione sanitaria, le spese per l'ospedale ecc. ) e umiliarla


    Tag: Israele

    Abraham B. Yehoshua il mio muro non è quello di Sharon


    TRE settimane fa ho preso parte a un convegno sull’identità mediterranea a Capri. Era la prima volta che visitavo quell’isola incantevole, ricca di bellezze, di storia, di cultura, e sono giunto alla conclusione che non occorre morire per andare in Paradiso. L’ultima sera ho partecipato a una festa in onore dei convenuti in una villa stupenda, raggiungibile dopo un’arrampicata di trecento scalini. Il panorama che si godeva da lassù però valeva lo sforzo. Lì ho conosciuto una simpatica coppia di giovani. Dopo un educato scambio di convenevoli la moglie ha cominciato a criticare la mia posizione in favore della costruzione di una barriera di divisione tra israeliani e palestinesi (o «muro», come viene definita in Italia), meravigliandosi che uno scrittore del mio rango, un intellettuale illuminato e liberale, sostenitore della pace, possa approvare un’iniziativa del gener e, brutale e violenta. Ho cercato di spiegarle le mie ragioni ma nonostante il suo gentile marito mi avesse dato manforte, non sono riuscito a placarne lo sdegno. Poiché immagino che quella signora non sia l’unica a pensarla in questo modo in Italia, in Europa e ultimamente anche negli Stati Uniti e ad accettare l’opposizione palestinese a tale barriera, vorrei chiarire la mia posizione in proposito e sottolineare un dato importante: il muro che si sta erigendo non è purtroppo quello da me auspicatoCon altri miei connazionali ho perorato l’instaurazione di un confine, di cui il muro non rappresenta che un elemento. Il governo israeliano sta invece costruendo uno sbarramento senza definire alcun confine e questo è sbagliato da un punto di vista politico e ingiusto da un punto di vista morale. Innanzi tutto vorrei chiarire alcuni fatti storici di cui molti lettori italiani non sono forse a conoscenza. I tanto famosi confini del ’67, ai quali si fa continuamente riferimento, sono quelli sanciti dalla tregua siglata nel 1949 tra Israele e quattro nazioni arabe: Giordania, Siria, Egitto e Libano. Tali nazioni avevano dichiarato guerra allo stato ebraico nel maggio 1948, opponendosi alla decisione delle Nazioni Unite di dividere la Palestina in due stati: uno ebraico e uno palestinese. Prima della fondazione di Israele l’intera zona (denominata Palestina dagli arabi e Terra d’Israele dagli ebrei) era un’unica area geografica sotto il dominio dall’impero britannico, il quale a sua volta l’aveva sottratta all’impero ottomano alla fine della prima guerra mondiale. La tregua proclamata al termine della guerra d’indipendenza israeliana stabilì quindi dei confini che resistettero per diciannove anni, fino al 5 giugno 1967. Tali confini erano in parte contrassegnati da barriere ma anche laddove non lo erano, era proibito varcarli. A Gerusalemme vi era un solo valico di frontiera che permetteva, sotto stretta sorveglianza, il transito di diplomatici e di rappresentanti delle varie religioni dalla Giordania in Israele e viceversa. Vale la pena di ricordare che durante gli ultimi dieci anni di esistenza di tali confini, dal 1957 al 1967, la situazione si mantenne calma. Il pugno di ferro del regime giordano nella West Bank e di quello egiziano nella striscia di Gaza prevennero atti di terrorismo palestinese e le conseguenti rappresaglie israeliane. In quel periodo il numero di morti per attentati terroristici in Israele ammontò a venticinque, pari al numero delle vittime che un kamikaze può provocare in un solo attentato. La guerra dei sei giorni scoppiò non per iniziativa palestinese ma egiziana. L’allora presidente Nasser chiuse lo stretto di Tiran e concentrò truppe nel Sinai. Durante il conflitto, conclusosi con una schiacciante vittoria israeliana, lo stato ebraico conquistò zone densamente popolate da palestinesi.Dopo la guerra, Israele, con iniziative unilaterali sempre più significative, cancellò man mano i confini. In primis abbattè il muro che divideva Gerusalemme, inglobando i quartieri orientali del la città allo stato ebraico, in contrasto con la decisione delle Nazioni Unite. E’ vero che l’esercito israeliano fu costretto a prolungare la propria presenza nei territori occupati fino a che gli egiziani prima, e i giordani poi, acconsentirono a firmare la pace e a fissare dei parametri di sicurezza, ma l’inserimento di colonie israeliane nel cuore della popolazione palestinese creò una situazione difficile, immorale, che frammentò i territori, rese impossibile la creazione di uno stato degno di questo nome e impedì ogni possibile soluzione. I palestinesi, dal canto loro, non hanno reso le cose più facili avanzando pretese inaccettabili quali il ritorno di milioni di profughi in Israele e la conseguente cancellazione dello stato ebraico dall’interno. Il resto è ormai noto a tutti. Durante il vertice di Camp David nell’estate del 2000 il governo di Ehud Barak cercò di raggiungere un accordo con i palestinesi che respinsero le offerte israeliane e diedero il via a una serie di manifestazioni violente e di attentati terroristici a cui Israele reagì con furiose rappresaglie. Prima che una nuova, fragile tregua venisse firmata di recente, circa 820 israeliani e più di 2400 palestinesi, per lo più civili, caddero vittime della violenza.Responsabile di questa situazione è la mancanza di un chiaro confine tra i due popoli. Il fatto che gli israeliani abbiano stabilito degli insediamenti nel cuore della nazione palestinese ha fatto sì che anche ai palestinesi fosse facile penetrare in territorio israeliano e perpetrare atroci azioni terroristiche. Due case, quella degli israeliani e quella dei palestinesi sono spalancate al nemico. I due popoli sono uniti come gemelli siamesi, non solo per la testa ma per tutto il corpo. Il confine tra Israele e i territori palestinesi è lungo circa 400 chilometri e le possibilità di infiltrazione sono innumerevoli. Poiché le posizioni delle due parti in merito a un accordo definitivo sono ancora distanti e la comunità internazionale non è in grado di imporre l’applicazione della risoluzione 242 dell’Onu - unico modello possibile di accordo - occorre far qualcosa per porre fine allo spargimento di sangue e alla sofferenza. Il movimento per la separazione unilaterale a cui io appartengo chiede al governo di attuare una politica di divisione tra i due popoli ripristinando parzialmente il confine arbitrariamente cancellato da Israele dopo la guerra dei sei giorni. Un confine che ancora oggi è l’unico legittimo agli occhi della comunità internazionale. A tale proposito occorre dunque evacuare gli insediamenti israeliani nella zona palestinese e costruire una barriera che impedisca ai terroristi palestinesi di penetrare con facilità nelle zone israeliane seminando morte, terrore e provocando la reazione israeliana e il conseguente blocco di città e villaggi palestinesi. Una simile linea di frontiera aiuterà anche le forze dell’ordine palestinesi a fermare i terroristi che tentano di infiltrarsi in territorio israeliano.Riferendosi a tale barriera come a un nuovo «Muro di Berlino» gli europei confondono le cose. Quel muro e il confine tra la Germania orientale e quella occidentale eretti dall’impero sovietico dividevano un popolo con una lingua, una cultura e un passato comune. I tedeschi occidentali non volevano compiere attentati terroristici nella Germania dell’Est e il confine non intendeva quindi proteggere i cittadini dalla violenza ma evitare che gli uni si ricongiungessero agli altri sotto un regime democratico. La linea di demarcazione tra Israele e la Palestina vuole prevenire invece l’infiltrazione di coloni israeliani in territorio palestinese e quella di terroristi palestinesi in territorio israeliano. Solo così si rafforzerà la sovranità e la coesione dei due popoli. Uno stato senza confini è come una casa priva di porte. Chiunque creda in una soluzione equa, in uno stato sovrano per i due popoli, deve auspicare che tale confine venga stabilito. Purtroppo ed è questo il punto che voglio chiarire ai lettori italiani il governo Sharon non sta attuando la soluzione chiesta da me e dai miei compagni. Finora nemmeno un insediamento è stato smantellato; al contrario, vengono create sempre più colonie illegali. In secondo luogo la barriera che si sta costruendo penetra spesso in profondità nei territori occupati inglobando zone destinate al futuro stato palestinese, espropriando i contadini dai loro terreni e creando insopportabili divisioni tra villaggi palestinesi e tra agricoltori e la loro terra. Chi fra i palestinesi è convinto che questa area geografica appartenga a l suo popolo e nel giro di cent’anni gli ebrei verranno surclassati da un punto di vista demografico, non ha interesse a stabilire alcun confine. Al contrario, la sua intenzione è di continuare a infiltrarsi e a penetrare in Israele, con scopi pacifici o violenti, grazie alla presenza della già consistente minoranza araba israeliana. Finora però queste convinzioni hanno procurato solo sofferenze, sconfitte e la perdita di territori sempre più ampi. Se gli insediamenti israeliani, motivo di sofferenza e di minaccia per il futuro dei palestinesi, verranno smantellati, se un confine con valichi di frontiera per il passaggio di merci e persone verrà stabilito come in ogni nazione civile, i palestinesi capiranno che questa soluzione può garantire loro l’agognata sovranità, almeno in una parte della loro madrepatria.Gli europei, che fino a pochi decenni fa si sono combattuti a vicenda, hanno abbattuto vecchi confini e ne hanno fissato dei nuovi, hanno versato il sangue di decine di milioni di esseri umani e con grande lentezza sono giunti a creare, grazie ad accordi economici e politici, una comunità che ancora pone guardie ai valichi di frontiera, non possono essere tanto romantici da credere che ciò che hanno ottenuto con decenni di paziente lavoro possa essere raggiunto con uno schiocco di dita nel pieno di una lotta sanguinosa tra due popoli che hanno conosciuto solo conflitti. Un confine segnato da sbarramenti è il mezzo più rapido per porre fin e allo spargimento di sangue. Solo in seguito si potrà realizzare quella visione di cooperazione interregionale che noi tutti auspichiamo. La Stampa 11 agosto 2003

    Video dedicati a Neda, uccisa in iran a 16 anni








    Avvertenza: immagini sconvolgenti possono turbare
    video:


    sabato 20 giugno 2009

    Gideon Levy: sono invidioso degli Iraniani


    Sintesi personale
    Ll'Iran sta dimostrando che alcune nazioni stanno cercando di prendere il loro destino nelle proprie mani ,
    non vivono nella superficialità e nella stucchevole indifferenza, non seguono ciecamente i loro leader.: sono capaci di dire di no e riversarsi nelle strade Da noi è tempo di vacanza, noi scendiamo per le strade in occasione di una festa, di un festival
    E 'vero, vi è libertà in Israele, ma solo per noi, gli ebrei. Noi abbiamo un regime che non è meno oppressivo e tirannico di quello degli ayatollah: il regime degli ufficiali e dei coloni nei Territori. Ma che cosa abbiamo a che fare con tutto questo? In Iran, la polizia disperde con violenza, spara e uccide . E noi cosa facciamo? Se si ha la possibilità, si vada a vedere cosa succede a Na'alin o Bil'in . I dimostranti sono uccisi con uguale brutalità, ma in Iran la folla è scesa in piazza per protestare , mentre qui solo un manipolo di coraggiosi si oppone A nessuno di noi interessa ciò : questo è la nostra democrazia
    Una democrazia non è testato solo con le elezioni. Una democrazia si misura nella vita quotidiana. Negli ultimi sondaggi,il 64 per cento degli israeliani afferma di sostenere una soluzione di due Stati. Ma quando Israele si allontana costantemente da una soluzione, quando il primo ministro fa un piccolo passo avanti,ma poi frappone sempre nuovi ostacoli , noi non facciamo nulla
    Come l'Iran anche noi siamo davanti a bivio, ma noi come reagisce l'unica democrazia del MO? con un blah blah blah
    tag: Gideon Levy

    bambini palestinesi in un Kibbuz


    Ricevo da Israele e volentieri posto

    109 bambini palestinesi dell'eta' 6-15 sono arrivati martedi' scorso invitati dal kibbutz "Shfaim"per una giornata di svago e partita di calcio con una squadra di bambini israelianiUn lungo e difficile cammino per ragioni di burocrazia ed i molti permessi richiestiNon e' cosa facile per bambini palestinesi di giocare a calcio al fianco degli israeliani specialmente dopo la guerra di GazaPer la maggioranza dei ragazzi questo era il primo incontro con israeliani ad eccezione di quelli con i soldati ed i settlers che non hanno incoraggiato sentimenti d'amiciziaArrivati a "Shfaim" [sulla strada fra Haifa e Tel Aviv], e scendendo dal bus, i bambini non riuscirono a credere ai propri occhi alla vista del parco acquatico, e persino gli istruttori fecero fatica a farli uscire dalla piscina per proseguire al campo di calcio dove si doveva svolgere la partita"saremmo felici di avere una simile piscina nel nostro villaggio",.... ma ciononostante i ragazzi si dimostrarono realisti dicendo di sapere che una tale esperienza non si rinnovera' cosi' presto:" sappiamo che e' difficile di ottenere i permessi, ed e' per cio' che godiamo ancor piu'"
    La commozione di questi ragazzi si rivelo' gia' molto prima di questa giornata, quando chiesero ai loro maestri se i bambini israeliani sono come i settlers loro vicini di casa. Ma dopo qualche ora di permanenza nel kibbutz alcuni espressero una piacevole sorpresa di questo incontro con ragazzi "simili a noi".
    Per i genitori palestinesi non fu facile di acconsentire a questo viaggio.
    Alla fine della giornata ebbe luogo la partitaUn istruttore palestinese: "e' vero che i ragazzi parlano lingue diverse, ma hanno in comune la lingua del calcio".Alla partita parteciparono da parte israeliana maschi e femmine, fatto questo che mise in imbarazzo i palestinesi. Tutti i ragazzi indossarono camicie rosse con la scritta "ponte per la pace". Era difficile distinguere fra palestinesi ed ebrei.
    da Yedioth ahronot di fine settimana--il supplemento per Natania.
    del 19.06.09

    UN BILANCIO DELLE ELEZIONI LIBANESI


    La dimensione cosmico-antropologica delle elezioni libanesi