Grossman: la mia notte tra i giovani drogati che provano a trovare se stessi


Un momento prezioso è quando da sotto l´etichetta di "tossicodipendente", di "drogato", spunta all´improvviso la faccia di un essere umano, di un ragazzo - un bambino quasi - e qualcosa nel suo sguardo implora: «Guardami, prestami attenzione». Alle undici di sera, a "Magal" - un centro di disintossicazione di Gerusalemme ovest - si spengono le luci. Gli ospiti, dodici ragazzi e tre ragazze, ascoltano tranquilli, stesi a letto, i loro Mp3. Ritrovano la calma dopo le burrasche della giornata. «Sono esausti», mi dice Moshe Kron, 61 anni, fondatore e direttore del centro da diciassette anni. «Ci sono qui ragazzi che non hanno mai avuto un rapporto di vicinanza con un amico, con un compagno, con chicchessia, senza essere "fatti" o ubriachi.
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